Da te, dalle tue immagini e dalla tua paura dai preti di ogni credo da ogni loro impostura Da inferni inferni e paradisi da una vita futura da utopie per lenire questa morte sicura Da crociati e crociate da ogni sacra scrittura da fedeli invasati di ogni tipo e natura libera, libera, libera, libera nos domine libera, libera, libera, libera nos domine (F. Guccini, Libera Nos Domine)
Un autobus di bambini de l'asilo in gita sta percorrendo le mie sinapsi. Dovrei avvertire l'autista che la strada è interrotta?
Ma come CAZZO FA il mio ragioniere a chiamare il download "DUANBLOD" nonostante da 4 ANNI gli ripeta che non si dice così? E sempre lui, come cazzo fa a continuare ad AUMENTARE la pressione dell'ACQUA della CALDAIA dello stabilimento per far funzionare IL CONDIZIONATORE!?!? E a continuare a lavorare su EXCEL in finestre MINUTISSIME e poi a ROMPERE I COGLIONI A ME perchè non ci vede più?
Inoltre: quando stracazzo capirà che i VIRUS sono contenuti NEI MESSAGGI CON ALLEGATO E NON NEI MESSAGGI DI "VIRUS ALERT" DEL SERVER che li seguono, e SMETTERA' di aprire i primi ed ELIMINARE I SECONDI!! MA CHI PORCAMADOSCA TE LA MANDA UNA MAIL CON VIRUS CON OGGETTO "ATTENTO VIRUS!" PORCOZZZIIOOOOOAAAARGHHHHH!!!
Un cap. esausto.
Mi sembra doveroso precisare, dopo il post pubblicato su Patonzola.com "il mio primo carciofo", che lo Stato aveva all'epoca predisposto mezzi di prevenzione efficentissimi contro le droghe leggere in caserma. L'efficenza di tali sistemi è comprovata dal fatto che molti che non fumavano prima di andare a naja (vedi il sottoscritto) hanno cominciato a farlo proprio li. Comunque. Sopratutto noi autisti venivamo sottoposti saltuariamente a controlli a campione mediante analisi dell'urina. I controlli venivano eseguiti a discrezione del Maresciallo dell'ufficio auto. Ciò faceva si che chi aveva la faccia da buono, come me, fumava l'impossibile e non veniva mai controllato, mentre alcuni venivano tartassati e magari non accendevano neanche le candele. Un mio Commilitone, Massimo, fumatore incallito, era un'altro con la faccia da buono. Non so come accadde, un giorno Il maresciallo decise di farlo orinare in provetta e venne beccato. Chiamato a rapporto, negò l'evidenza e venne creduto. Sentendosi però sotto controllo, smise saggiamente di fumare tutto ciò che di illegale fumava (dalla marjwuana fino ai fogli di licenza). Ma dopo un paio di mesi, cedette e si unì alla compagnia in un party particolarmente riuscito a cui parteciparono tra l'altro un paio di Tenenti. La mattina, davanti al letto, si trovò parato davanti il terribile Maresciallo, il quale recava in mano l'ancor più terribile provetta. Disperato, fece il suo dovere e orinò. Il terribile meccanismo si era messo in moto. Io ero il buono dell'ufficio auto e a quell'epoca non ero ancora stato iniziato alle delizie del cioccolato. La provetta mi venne consegnata perchè arrivasse incolume in infermeria. Che fare? Il mio dovere, ovviamente. Che in quanto amico di Massimo era di vuotare la provetta e riempirla con la mia orina. La consegnai quindi al Caporale F. M. perchè la portasse a Destinazione. Dopo Pochi minuti, il caporale tornò in ufficio. -Di a Massimo di stare tranquillo- mi disse, -ho vuotato la provetta e ci ho pisciato dentro io.- -Grazie- dissi, sei un amico. Passarono ancora 10 minuti. Squillò il telefono. Era l'assistente Sanitario: caporale S.P. -Ciao Sergio, senti, per la provetta di Massimo non c'è problema: l'ho vuotata e ci ho pisciato dentro io- -Ah- dissi, -grazie, allora gli dico che tutto è okay.-
Tutto andò liscio, e Massimo venne premiato con una licenza per la sua onestà. Io però, ho sempre creduto che la licenza gli sia stata concessa per pietà, in quanto dai risultati delle analisi delle orine il Dottore dedusse che sarebbe morto entro quindici giorni.
L'ho fatto.
Non so esattamente come sia successo, ho ricordi confusi, ma l'ho fatto. L'ho ucciso. Era la mia creatura. L'avevo plasmata io. Ma l'ho ucciso. Gli avevo dedicato forse poco tempo. Ma in quel poco tempo ci avevo messo tutto l'impegno di un amante appassionato. Avevo per noi in mente un futuro radioso. Fatto di posti esotici in cui accompagnarlo. Vedevo la scena, noi due a tavola insieme dopo un bagno bollente. E lui, cresciuto, che assecondava le mie richieste, prosciutto, stracchino. Senza scomporsi, senza mai "rompersi", piegandosi alle mie richieste. Io, e lui, ed una buona bottiglia di lambrusco. Ma ieri sera non è stato così. Ha tavola si è rivelato quello che era, realmente. Unto, pesante, impossibile da digerire. L'ho ucciso. Quel maledetto latte troppo caldo me l'ha ucciso. Ho ucciso il lievito. Il peggior gnocco fritto che la storia ricordi.
Il finto figo al ristorante.
Sappiate riconoscere un finto figo al ristorante. Se è in compagnia di una ragazza, ordinerà un vino importante, ma non troppo costoso. Il vino del finto figo è il Rosso di Montalcino, ottimo vino, parente povero del più costoso Brunello di Montalcino. Finti fighi meno colti ordineranno probabilmente vini di più basso lignaggio, ma, anche si trattasse di un Tavernello, pretenderanno il Decanter e probabilmente tenteranno di rifiutare la prima bottiglia perchè “sa di tappo”. Quest’ultima eventualità dipenderà esclusivamente dalla sicurezza e dalla gestualità espressa dal cameriere nell’aprire la bottiglia e versarne il contenuto. Se il cameriere sa il fatto suo, incuterà timore al finto figo e il vino verrà bevuto, anche se l’aroma ricorderà molto da vicino lo sterco di un cammello che ha bevuto un chianti che sa di tappo. Impugnerà il decanter (assolutamente inutile per i vini giovani, altrettanto inutile per i vini di età inferiore ai 5 anni, e inutile pure per un Barolo del 38 se il cameriere, mentre lo versa, non pone dietro la bottiglia una candela accesa o comunque una fonte di luce) come si impugna la fava durante i frequenti momenti di autoerotismo, e assaggerà con aria di competenza (senza annusare). Qualche finto figo (raro) ha fatto il corso AIS ed è sommelier di primo livello, si sente Veronelli e da dell’ignorante a chi sostiene l’esistenza del Barbera d’Asti Superiore. L’abbigliamento, anche al ristorante, resta identico: jeans e camicia azzurra.
Inizialmente, il dialogo verrà impostato sul suo modo d’essere. Il finto figo non è razzista, non ha niente contro i terroni. E’ sensibile. E dolce. E pensa che tra un uomo ed una donna non debba esserci per forza sesso. Questo nei primi dieci minuti. Poi Vieri, Totti, Del Piero e Schumacher. Se si parla di politica, il finto figo non si tira indietro. Ha le sue idee. Che sono molto originali. Ci vuole una sola persona al comando. Un dittatore giusto, onesto ed illuminato. La figura del Re filosofo. Finita la serata, non avrà trombato e maledirà il mondo per aver speso 35 euro per una puttana che la da a tutti meno che a lui.
Il finto figo
Ho avuto modo di entrare in contatto con una delle evoluzioni piu’ curiose del figo da bar: il finto figo. Solitamente in ottima forma fisica, palestrato ma senza eccessi, perfettamente sbarbato e, spesso, con gli occhiali da sole portati sopra la fronte o, in vero stile anni ’80, nel taschino della camicia. Camicia che ovviamente è perfettamente stirata dalla mamma, normalmente in colore azzurro chiaro e indossata sopra i jeans a tubo. Non sta al tavolo, ma gira tra i tavoli. Si muove sinuosamente con in mano una becks che sorseggia con classe (consumerà solo quella per tutta la serata). Palesando sicurezza, fa la spola tra i tavoli occupati da gnocche di età compresa tra i 15 e i 77 anni (il finto figo non butta via nulla) ed il bancone dove, ad intervalli predefiniti, si congiunge con altri finti fighi come lui. Con loro, fumando una Marlboro o più frequentemente una Philip Morris, commenterà la voracità sessuale (vera o presunta) della femmina precedentemente contattata al tavolo. Con il Savoir faire che lo contraddistingue, mentre parla di qualcuna fissa quest’ultima intensamente, perchè la fortunata capisca che sta parlando di lei con il suo amico e ne sia lusingata. Esaurito il commento (di solito è una frase di senso compiuto composta da tre parole, che può variare da –me la tromberei- al più energico –stasera la trombo-), molleggiando va verso un altro tavolo occupato da altre gnocche. Se un altro si avvicina ad uno dei 315 tavoli da lui toccati durante il suo peregrinare, viene colto da accesso di gelosia e si fionda al bancone dove comunicherà ai suoi amici il suo malessere con una frase di senso compiuto composta da tre parole (il finto figo non riesce a mettere insieme più di tre parole di senso compiuto): - guarda che sfigato-. Alla fine della serata, non è ubriaco ma palesa allegria un po’ sopra la norma per darsi un tono; non ha agganciato nessuna, salvo forse la 50enne ninfomane ubriaca che gli vomiterà addosso la prima comunione appena saliti in macchina. E’ mercoledì sera, e il finto figo pensa già al giorno dopo in ufficio quando racconterà a tutti la gloriosa serata precedente, pregustanto già il venerdi che si avvicina.
E così si avvicina. Stasera si parte per Asti, festival delle sagre e Douja d'Or . Della cucina piemontese si parla poco, ma vi assicuro che si tratta di qualcosa di straordinario. C'è da impazzire per i "Tajarin" con la "Trifola", le tagliatelle straricche (12 uova per chilo di pasta!!) con il tartufo, o per gli "agnolotti del plin" che competono alla pari con i miai adorati tortellini. Che dire poi della fonduta e della bagnacauda, che provocano delirii di godimento all'ignaro assaggiatore non preparato. Ovviamente tutto condito da vini che non hanno pari. Dolcetto, da bere giovane, di facile e pronta beva; Barbera, potente e corposo; Nebbiolo, il principe dei vigneti; Barolo, il vino dei Re, il Re dei vini con un bouquet infinito, o Barbaresco, più femminino rispetto al Barolo, così morbido al palato. Per non parlare dei bianchi: Cortese, Gavi, Arneis, o dei vini da dessert come l?Asti spumante, il Moscato o il Brachetto. Inoltre, il panorama è splendido. Monferrato, Roero e Langhe offrono vedute di una bellezza straordinaria. Alba è una perla da non perdere, Asti ed Alessandria sono incantevoli. E' un viaggio che faccio sempre volentieri, e che consiglio a tutti.
Non soffro troppo di frequesnte di mal di testa. Per questo, quando ce l'ho, come stamattina, mi sembra sopportabile come un rullo compressore sui maroni. In più, la comparsa di numerosi sintomi da raffreddamento (indolenzimento delle ossa, naso chiuso, nonchè il succitato, meraviglioso, mal di testa), inspiegabili in quanto sotto antibiotico da giovedì scorso, mi causa quella che uno scienziato definirebbe "rottura di coglioni mattutina". Mi tiene alto il morale sapere che domani pomeriggio si parte per Asti, con tre meravigliosi amici per tre giorni di enogastronimia monferrina-albese. e vaffanculo anche alla dieta.
Come molti...bah, presuntuoso... ricominciamo. Come tanti..no..come chi mi legge ogni tanto, ecco, ma ogni tanto visto che oramai non scrivo quasi più una cippa, non scrivo appunto più una cippa. Ho perso il gusto, ecco tutto. Ed anche la voglia di dividere i pensieri con chiunque. Gli anni che avanzano. Forse. O noia. Ma che ne so. Oppure solitudine. Che uno potrebbe vedere in questa mia affermazione qualcosa che non quadra. Però un conto è poter contare su amici fisicamente vicini che puoi incontrare quando vuoi ed un conto è scrivere fesserie per far ridere o raccontare di sensazioni meravigliose per farsi dire bravo. O forse non c'entra nulla neanche tutto questo. Forse è semplicemente che non mi sento più "meraviglioso" come un tempo. Un po' meno di gioia di vivere, tutto qui. Si, probabilmente le "osterie di fuori porta" non sono più aperte come un tempo. E troppo spesso mi trovo a soffocare le lacrime. Stupidaggini di uno che il mondo ed il tempo li ha cavalcati, risalendo in groppa dopo ogni caduta. Ed ora li guarda un po' di più dalla finestra, perchè le cadute fanno molto male e ci vuole un po' di più per riprendersi. Non è che qualcuno ha per caso un Lasonil esistenziale? Oppure sono solo certezze che vacillano, Dio, che non sò dove sia andato in ferie, ma appena riaccende il telefonino mi sente, che quando io vado in ferie mi tocca lasciarlo il mio numero di cellulare e fare in modo che non accadano casini in mia assenza, invece lui se n'è andato chissà dove e non ha lasciato manco un referente e a noi tocca vedere una persona che conta le bare per vedere se sono sufficienti e lui in ferie e non sa nulla. Perchè non può Dio sapere e non fare nulla. Mah. Magari ho solo esaurito la pila dell'ottimismo. Domani faccio un salto all'Unieuro.